06 Dicembre 2019

OGNINA | Il quartiere

Ognina è un quartiere della città di Catania, nella porzione nordorientale del Comune, e comprendente quindi i quartieri di Barriera del Bosco, Canalicchio, Villaggio Cardinale Dusmet, Picanello, San Giovanni li Cuti e Guardia. Ognina fa parte di Picanello.

Il borgo marinaro di Ognina non è sempre stato chiamato così. Anticamente, infatti, veniva soprannominato con il toponimo “Lògnina” o “Lòngina”, dai quali deriverebbe dal greco “Longàne”. Il Longàne era un fiume che scorreva dal colle di Santa Sofia fino al mare di Ognina, oggi interamente sepolto e scomparso probabilmente nel 1169 a seguito dell’eruzione dell’Etna.

Grazie alla posizione geografica strategica del porto catanese, è diventato punto d’incontro delle vie marittime mediterranee, tanto da poter contenere fino a 250 navi. Nel Medioevo la costa, l´abitato e il porto di Ognina vennero sconvolti dall´eruzione dell´Etna del 1169, a lungo erroneamente datata al 1381, originatasi tra Tremestieri Etneo, Gravina di Catania e Mascalucia.
L´antico borgo, ormai divenuto quartiere cittadino, registrò un ulteriore incremento alla fine della seconda guerra mondiale, periodo tra l´altro in cui vi erano installati i bunker e la contraerea dell´esercito nazista: la zona, infatti, fu duramente colpita dai bombardamenti alleati, in cui perirono anche molti civili. La fisionomia del quartiere mutò nei decenni successivi, con la costruzione di imponenti palazzi residenziali, soprattutto nella zona del lungomare.

La vecchia Lognina partiva dalla Porta di Aci (l’attuale Piazza Stesicoro), dove finiva la città e arrivava fino all’attuale porticciolo. Poi i confini di Catania si estesero oltre la Porta di Aci invadendo Lognina. A ricordarne l’antico sito rimase soltanto il nome di una strada, detta anche oggi, Via Vecchia Ognina, che arriva fin quasi alla chiesa di S. Maria di Betlem, allora punto di confine con la città, unica strada catanese a non essere retta e dal suo percorso si capisce che era una linea di confine tra due zone.

Durante la guerra dei Vespri, più volte il mare di Lognina conobbe le vicende degli urti fra i D’Angiò e gli Aragona. I grandi ammiragli catanesi Ruggero di Lauria e Artale Alagona si distinsero per valore e strategie ed a loro venne intitolato il lungomare catanese, un tempo teatro delle loro vittorie navali in difesa dei catanesi.
Esiste un filo invisibile che lega il mondo ellenico con il quartiere catanese di Ognina. Oltre alla leggenda di Ulisse, si narra che un tempo sorgeva sulla spiaggetta di Ognina un tempio dorico dedicato alla dea Athena Longatis, dea della sapienza e protettrice della battaglie in mare. Secondo la mitologia, fu la dea ad insegnare agli uomini a navigare. Per questo motivo in seguito è sempre stata venerata dai marinai prima di addentrarvisi in mare.

Ad Ognina esisteva un vecchio castello, l’Italion, che attraverso i secoli subì molteplici traversie. Sui suoi ruderi nel 1548 venne eretta la Torre cilindrica, tutt’ora a fianco della chiesa. Il popolo la chiama Torre dei Saraceni, ma non perché costruita dai Saraceni ma per difendersi dai Saraceni. Era stato l’imperatore Carlo V a dare disposizioni al Vicerè di Sicilia Giovanni Vega, per fortificare l’isola nei punti strategici e per difendere la popolazione dall’incubo degli sbarchi musulmani.

Come funzionava la torre? Le sentinelle delle garitte in pietra lavica che si ammirano ancor oggi, una sul lungomare vicino al porto di Ognina e l’altra sulle lave di Piazza Europa, (le chiamano garitte arabe, ma arabe non lo sono mai state perché furono costruite per difendersi proprio da loro), quando avvistavano i galeoni musulmani che si avvicinavano alla costa , attraverso una torcia accesa davano il segnale ai soldati di guardia nella Torre i quali, a loro volta, lanciavano l’allarme al popolo suonando una campana.
Il suono della campana veniva avvertito anche al campanile-fortezza del Duomo di Catania. Quindi, da tutti i quartieri della città era un accorrere di gente per apprestare la più tenace difesa alla loro terra.
Oggi l’antico castello dorico non esiste più. Si presume scomparve dopo innumerevoli terremoti che colpirono Catania e Ognina. Gli abitanti del luogo vollero che si costruisse un luogo dedito al culto religioso. La chiesa che fu costruita all’epoca dal Vescovo Simone del Pozzo è stata però, a seguito di un terremoto nel ‘600, totalmente distrutta. Sulle rovine venne edificata una nuova chiesa. Dopo l’eruzione del 1669 Lognina esisteva ancora grazie all’opera di ricostruzione del Duca di Camastra, del Duca Uzeda e della Famiglia Mancini Battaglia, ai quali è intitolato lo spazio antistante il porto.
Oggi la chiesa di Santa Maria di Ognina conserva delle precedenti abbazie un’antica acquasantiera e un dipinto raffigurante la Sacra Famiglia, entrambi di datazione incerta.

In questo suggestivo contesto, denso di storia, di mitologia e leggende, è ambientato Ognina per gioco. A partire dalla casa dalla facciata blu, casa nostra, dove è nato e cresciuto Edoardo, al quale è ispirato questo gioco, per raccontare il borgo marinaro, i suoi personaggi, la sua magia.
Ognina per gioco. Alla scoperta del territorio, di usi e costumi.

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